Riforma della previdenza forense 2025

Riforma della previdenza forense: cosa cambia nel 2025

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La riforma previdenziale della Cassa Forense è giunta alla tappa finale del suo percorso: l’approvazione da parte dei Ministeri Vigilanti del Regolamento Unico della Previdenza Forense, a partire dal 1° gennaio 2025, conferma il passaggio al sistema contributivo.

Un cambiamento che si è reso necessario, pensando al lungo periodo, per garantire una maggiore solidità al sistema, e che introduce importanti novità sia in merito alle prestazioni, sia alla contribuzione.

Le modifiche apportate dalla riforma della previdenza forense possono essere riassunte in tre concetti chiave:

  • il nuovo metodo di calcolo avrà come conseguenza diretta la riduzione delle pensioni;
  • il carico contributivo aumenterà;
  • diminuirà, invece, il trattamento minimo della pensione.

Si tratta di un quadro positivo o negativo per gli avvocati? In queste righe, approfondiremo il contenuto della riforma e cercheremo di rispondere a questo interrogativo.

Approvazione del sistema contributivo

La prima novità della riforma della previdenza forense riguarda il passaggio al sistema di calcolo contributivo pro rata per tutti i professionisti, con una differenza riguardante i vecchi e i nuovi iscritti.

In particolare:

  • ai professionisti già iscritti alla Cassa sarà applicato un sistema di calcolo misto, con una quota di pensione calcolata con il sistema retributivo per i contributi maturati fino al 31 dicembre 2024 e una calcolata con il sistema contributivo, dal 1° gennaio 2025 in poi;
  • ai nuovi iscritti, invece, si applicherà direttamente il sistema contributivo, sempre a partire dal 2025.

L’introduzione del nuovo sistema di calcolo avrà un impatto di non poco conto sulla pensione degli avvocati che, a conti fatti, subirà una riduzione del 25% rispetto al metodo retributivo utilizzato fino ad oggi.

Riforma previdenza forense: riduzione contributi minimi

A cambiare sarà anche il contributo minimo soggettivo, che sarà pari a 2.750 euro, mentre il contributo minimo integrativo sarà di 350 euro. I valori del 2024 sono rispettivamente di 3.355 euro e di 850 euro, quindi ci sarà una riduzione.

Al fine di tutelare le fasce più deboli – il 40% degli iscritti dichiara un reddito inferiore ai 20.000 euro annui – per i primi anni di iscrizione alla Cassa il contributo minimo sarà versato nella misura ridotta.

Gli importi stabiliti per il 2025 saranno poi rivalutati nel 2026 sulla base dell’aumento dell’indice dei prezzi.

Quali sono i requisiti per andare in pensione?

I requisiti richiesti per accedere alla pensione rimangono gli stessi per i vecchi iscritti, ovvero quelli ai quali si applica il sistema di calcolo misto. La pensione di vecchiaia è prevista con il raggiungimento di 70 anni di età e 35 anni di anzianità contributiva.

I nuovi iscritti, ai quali si applica il solo regime di calcolo contributivo, potranno invece accedere a:

  • la pensione unica di vecchiaia contributiva, che prevede il raggiungimento di 70 anni di età e almeno 5 anni di contributi versati;
  • una forma di pensione anticipata, con la quale andare in pensione a 65 anni, con almeno 35 anni di contributi versati, a condizione che l’importo di pensione maturato sia almeno pari al trattamento minimo in vigore per l’anno.

Per i pensionati attivi che scelgono di proseguire l’attività lavorativa in pensione:

  • l’aliquota contributiva passa dal 7,5% al 12%;
  • la prestazione contributiva per i pensionati di vecchiaia viene abolita;
  • vengono introdotti i supplementi triennali di pensione, i quali saranno calcolati con il metodo contributivo su un valore pari alla metà dei contributi soggettivi versati, entro il tetto reddituale.

Come cambiano le aliquote contributive

Aumenta la quota del contributo soggettivo, principalmente per due motivi: garantire la sostenibilità finanziaria da un lato, e rendere adeguate le prestazioni previdenziali, dall’altro.

L’incremento subirà delle modifiche negli anni e corrisponderà:

  • al 16% per il 2025;
  • al 17% per il 2026;
  • al 18% per il 2027.

È stato previsto anche l’innalzamento del massimale reddituale contributivo, ovvero della soglia di reddito sulla quale viene calcolata la pensione, che è stato portato a 130.000 euro per il 2025 – a partire dagli anni successivi, invece, sarà rivalutato in base all’inflazione.

Resta invece ferma al 3% l’aliquota da versare per la parte di reddito che eccede il tetto reddituale.

Aumento contributo modulare

La riforma della previdenza forense 2025 ha previsto anche un incremento della percentuale della contribuzione modulare volontaria massima, che passerà dall’attuale 10% al 20% del reddito netto professionale, sempre entro il tetto reddituale.

Si tratta, in pratica, di una contribuzione facoltativa che l’iscritto può scegliere di versare al fine di alimentare una pensione integrativa gestita dalla Cassa (si parla di pensione modulare). Potrebbe trattarsi di un modo per compensare la riduzione dell’importo della pensione derivante dalle modifiche introdotte dalla riforma.

Diminuzione del trattamento minimo

Il trattamento minimo è un importo che viene riconosciuto dalla Cassa nel momento in cui la rendita pensionistica dell’iscritto è inferiore rispetto a un minimo considerato vitale. Per il 2024, corrisponde a un importo di 13.942 euro.

A partire dal 2025, il totale del trattamento minimo sarà adeguato per andare incontro alla riduzione del contributo minimo, diventando pari a:

  • 12.500 euro, nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2025 e il 31 dicembre 2026;
  • 11.400 euro, nel biennio 1° gennaio 2027-31 dicembre 2028;
  • 10.250 euro a partire dal 2029, con rivalutazione nel 2030.

Regolarizzazione e rateizzazioni

Nel caso di regolarizzazione spontanea, si applicherà una riduzione delle sanzioni dal 60% attuale al 50%, mentre chi ha una rateizzazione in corso ed è in regola, avrà la possibilità di richiederne una seconda.

Più nello specifico:

  • si potrà richiedere la rateizzazione per i debiti di importo superiore a 1.000 euro;
  • la rateizzazione per i debiti che superano i 10.000 euro potrà avvenire in 6 anni invece dei 5 attuali.

Riforma previdenza forense: considerazioni finali

Il passaggio dal sistema retributivo al sistema di calcolo della pensione unicamente contributivo rappresenta un cambiamento considerevole per gli avvocati, in linea con quanto già accaduto per altre categorie di lavoratori. Nei fatti, si tradurrà nel dover versare un numero maggiore di contributi, e nel vedersi riconoscere, in futuro, una pensione più bassa.

Una riforma che, dunque, influenza notevolmente gli importi dei trattamenti pensionistici degli iscritti alla Cassa Forense, che si ritroveranno a dover prestare maggiore attenzione alla loro pianificazione previdenziale e finanziaria.

Questo significa imparare a ottimizzare la gestione delle proprie risorse economiche – serviranno più soldi per riuscire a sostenere l’aumento della spesa contributiva – iniziando a prendere in considerazione soluzioni alternative in vista della pensione, quali per esempio la contribuzione modulare o l’adozione di un fondo pensione integrativo.

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